Per il Teatro La Fenice di Venezia, nel 2002, Cristian Taraborrelli firma scene e costumi di Medea, opera-video di Adriano Guarnieri per soloists, coro, orchestra e live electronics. La regia è di Giorgio Barberio Corsetti; lo spazio è quello sospeso e provvisorio del PalaFenice, l'allestimento temporaneo eretto al Tronchetto durante gli anni della ricostruzione del Gran Teatro distrutto dall'incendio del 1996.
L'invenzione drammaturgica è vertiginosa: tre cantanti diverse incarnano simultaneamente Medea — il soprano Sonia Visentin, la voce iconica di Antonella Ruggiero (storica cantante dei Matia Bazar) e il soprano contemporaneo Alda Caiello — con il controtenore Andrew Watts a far da specchio androgino. Tre voci per una sola tragedia: la donna ferita di Euripide moltiplicata in frammenti, sdoppiata da se stessa, dispersa nel tempo elettronico della partitura.
Lo spettacolo conquista il Premio Abbiati dei critici musicali italiani: il riconoscimento più alto del nostro paese per la lirica. La trasmissione televisiva su Rai5 il 28 ottobre 2021 ne consacrerà, vent'anni dopo, lo statuto di classico contemporaneo.
For Teatro La Fenice in Venice, in 2002, Cristian Taraborrelli designed sets and costumes for Medea, an opera-video by Adriano Guarnieri for soloists, chorus, orchestra and live electronics. The direction is by Giorgio Barberio Corsetti; the space is the suspended, provisional one of the PalaFenice — the temporary venue erected at Tronchetto during the years of reconstruction of the great theatre destroyed by the 1996 fire.
The dramaturgical invention is vertiginous: three different singers simultaneously embody Medea — soprano Sonia Visentin, the iconic voice of Antonella Ruggiero (historic singer of Matia Bazar) and contemporary soprano Alda Caiello — with countertenor Andrew Watts as androgynous mirror. Three voices for a single tragedy: Euripides' wounded woman multiplied into fragments, doubled against herself, scattered in the electronic time of the score.
The production won the Premio Abbiati of the Italian music critics: the highest national award for opera. Its broadcast on Rai5 on 28 October 2021 would consecrate it, twenty years later, as a contemporary classic.
Pour le Teatro La Fenice de Venise, en 2002, Cristian Taraborrelli signe les décors et les costumes de Medea, opéra-vidéo d'Adriano Guarnieri pour solistes, chœur, orchestre et live electronics. La mise en scène est de Giorgio Barberio Corsetti ; l'espace est celui, suspendu et provisoire, du PalaFenice, salle temporaire érigée au Tronchetto pendant les années de reconstruction du grand théâtre détruit par l'incendie de 1996.
L'invention dramaturgique est vertigineuse : trois chanteuses différentes incarnent simultanément Medea — le soprano Sonia Visentin, la voix icônique d'Antonella Ruggiero (chanteuse historique des Matia Bazar) et le soprano contemporain Alda Caiello — avec le contre-ténor Andrew Watts comme miroir androgyne. Trois voix pour une seule tragédie : la femme blessée d'Euripide démultipliée en fragments, dédoublée d'elle-même, dispersée dans le temps électronique de la partition.
Le spectacle remporte le Premio Abbiati des critiques musicaux italiens : la plus haute distinction nationale pour l'art lyrique. Sa diffusion sur Rai5 le 28 octobre 2021 consacrera, vingt ans plus tard, son statut de classique contemporain.
L'Opera — Medea di Guarnieri tra Euripide e contemporaneità
La Medea di Adriano Guarnieri non è quella ottocentesca di Cherubini né quella ellenistica di Marco Antonio Cesti: è un'opera-video commissionata dal Teatro La Fenice e creata in prima assoluta al PalaFenice nell'autunno del 2002. Allievo di Franco Donatoni e parte di quella generazione che attraversa la Scuola Veneta dell'elettronica (Nono, Berio, Manzoni), Guarnieri costruisce qui un teatro musicale che è insieme partitura strumentale, drammaturgia delle voci e regia del suono nello spazio.
Il libretto attinge a frammenti della Medea di Euripide — la donna barbara, la maga della Colchide, la sposa abbandonata da Giasone che uccide i propri figli per vendetta — ma li attraversa con un sentire contemporaneo: perdita d'identità, perdita della terra, perdita della patria. Medea è la straniera per eccellenza, l'esule che porta dentro di sé il proprio paese perduto come una ferita aperta. Un mito che il 2002, anno di nuove guerre e nuove diaspore, non poteva non interrogare di nuovo.
La scrittura di Guarnieri intreccia orchestra acustica e live electronics con la lezione di Luigi Nono — la voce trattata come materia, lo spazio del suono come secondo libretto — e quella di Salvatore Sciarrino — il sussurro, il limite dell'udibile, l'estrema concentrazione drammatica. Ne nasce un'opera in cui il canto si fa grido, lamento, soffio: il dolore di Medea attraversa l'aria della sala come un campo di forze.
Adriano Guarnieri's Medea is neither the nineteenth-century Cherubini nor the Hellenistic Cesti: it is an opera-video commissioned by Teatro La Fenice and premiered at the PalaFenice in the autumn of 2002. A pupil of Franco Donatoni and part of the generation that crossed the Venetian School of electronics (Nono, Berio, Manzoni), Guarnieri builds here a musical theatre that is at once instrumental score, dramaturgy of voices and direction of sound in space.
The libretto draws on fragments of Euripides' Medea — the barbarian woman, the witch of Colchis, the wife abandoned by Jason who kills her own children in revenge — but reads them with a contemporary sensibility: loss of identity, loss of land, loss of homeland. Medea is the foreigner par excellence, the exile carrying her lost country within herself like an open wound. A myth that 2002, a year of new wars and new diasporas, could not but interrogate anew.
Guarnieri's writing weaves acoustic orchestra and live electronics with the lesson of Luigi Nono — the voice treated as matter, the space of sound as second libretto — and of Salvatore Sciarrino — the whisper, the limit of the audible, the extreme dramatic concentration. The result is an opera in which song becomes cry, lament, breath: Medea's pain crosses the air of the hall like a field of forces.
La Medea d'Adriano Guarnieri n'est ni celle, dix-neuvième, de Cherubini, ni celle, hellénistique, de Cesti : c'est un opéra-vidéo commandé par le Teatro La Fenice et créé en création mondiale au PalaFenice à l'automne 2002. Élève de Franco Donatoni et appartenant à la génération qui traverse l'École Vénitienne de l'électronique (Nono, Berio, Manzoni), Guarnieri bâtit ici un théâtre musical qui est à la fois partition instrumentale, dramaturgie des voix et direction du son dans l'espace.
Le livret puise dans des fragments de la Medea d'Euripide — la femme barbare, la magicienne de Colchide, l'épouse abandonnée par Jason qui tue ses propres enfants par vengeance — mais les lit avec une sensibilité contemporaine : perte d'identité, perte de la terre, perte de la patrie. Médée est l'étrangère par excellence, l'exilée qui porte en elle son pays perdu comme une plaie ouverte. Un mythe que 2002, année de nouvelles guerres et de nouvelles diasporas, ne pouvait que réinterroger.
L'écriture de Guarnieri tisse orchestre acoustique et live electronics avec la leçon de Luigi Nono — la voix traitée comme matière, l'espace du son comme second livret — et celle de Salvatore Sciarrino — le murmure, la limite de l'audible, la concentration dramatique extrême. Il en naît un opéra où le chant devient cri, lamentation, souffle : la douleur de Médée traverse l'air de la salle comme un champ de forces.
Le Tre Medee — Un'eroina moltiplicata
L'invenzione decisiva della Medea di Guarnieri è la moltiplicazione del ruolo. Sul palco, contemporaneamente, vivono tre Medee: Sonia Visentin, soprano lirico di scuola italiana; Antonella Ruggiero, voce iconica del pop d'autore italiano (Matia Bazar, 1975–1989) qui prestata all'opera contemporanea; Alda Caiello, soprano di estensione drammatica e specialista del repertorio nuovo. Tre timbri, tre tessiture, tre età del femminile in scena nello stesso momento.
Non è una scelta decorativa: è la chiave drammaturgica dell'opera. Medea non può essere una sola perché non è più una sola: è la donna che era prima del tradimento, la madre che diventa carnefice, la maga che non si riconosce più. La scissione è già in Euripide — il famoso monologo «capisco quale male sto per fare, ma il thymos è più forte dei miei propositi» — e Guarnieri la rende udibile dandole tre voci che cantano insieme, l'una contro l'altra, l'una dentro l'altra.
Il controtenore Andrew Watts aggiunge una quarta voce, androgina, che attraversa il piano dei generi: il maschile e il femminile dentro la stessa tessitura, la voce che è al tempo stesso quella di Giasone e quella dell'altra Medea, lo specchio impossibile del mito.
The decisive invention of Guarnieri's Medea is the multiplication of the role. On stage, at the same time, three Medeas live: Sonia Visentin, lyric soprano of the Italian school; Antonella Ruggiero, iconic voice of Italian art-pop (Matia Bazar, 1975–1989) here lent to contemporary opera; Alda Caiello, soprano of dramatic range and specialist of the new repertoire. Three timbres, three tessituras, three ages of the feminine on stage at the same instant.
It is not a decorative choice: it is the dramaturgical key of the work. Medea cannot be a single woman because she is no longer a single woman: she is the woman she was before the betrayal, the mother who becomes executioner, the witch who no longer recognises herself. The split is already in Euripides — the famous monologue «I understand what evil I am about to do, but my thymos is stronger than my reason» — and Guarnieri makes it audible by giving it three voices that sing together, one against the other, one inside the other.
Countertenor Andrew Watts adds a fourth voice, androgynous, cutting across the plane of gender: the masculine and the feminine within the same tessitura, the voice that is both Jason's and the other Medea's, the impossible mirror of the myth.
L'invention décisive de la Medea de Guarnieri est la démultiplication du rôle. Sur le plateau, en même temps, vivent trois Médées : Sonia Visentin, soprano lyrique de l'école italienne ; Antonella Ruggiero, voix icônique de la chanson d'auteur italienne (Matia Bazar, 1975–1989) ici prêtée à l'opéra contemporain ; Alda Caiello, soprano d'amplitude dramatique et spécialiste du répertoire nouveau. Trois timbres, trois tessitures, trois âges du féminin sur la scène au même instant.
Ce n'est pas un choix décoratif : c'est la clé dramaturgique de l'œuvre. Médée ne peut être une seule, parce qu'elle n'est plus une seule : c'est la femme qu'elle était avant la trahison, la mère qui devient bourreau, la magicienne qui ne se reconnaît plus. La scission est déjà chez Euripide — le célèbre monologue «je comprends quel mal je vais faire, mais mon thymos est plus fort que ma raison» — et Guarnieri la rend audible en lui donnant trois voix qui chantent ensemble, l'une contre l'autre, l'une dans l'autre.
Le contre-ténor Andrew Watts ajoute une quatrième voix, androgyne, qui traverse le plan des genres : le masculin et le féminin dans la même tessiture, la voix qui est à la fois celle de Jason et de l'autre Médée, le miroir impossible du mythe.
La Visione — Opera-video e live electronics
Il termine usato da Guarnieri — opera-video — non è un'etichetta di moda. Indica una forma teatrale in cui l'immagine in movimento non commenta la scena: la abita, la genera, la disgrega. La Medea del 2002 anticipa di un decennio quel video-mapping che diventerà pratica diffusa nel teatro lirico, e lo fa nello spazio anomalo del PalaFenice, capannone industriale convertito in teatro-officina.
Cristian Taraborrelli costruisce per questa Medea uno spazio-soglia: superfici stratificate che fanno da pelle alle proiezioni e da architettura ai corpi, materiali grezzi che evocano il limite tra il mondo arcaico della Colchide e quello industriale del nostro presente. I costumi attraversano la stessa stratigrafia: tessuti di richiamo arcaico contaminati da elementi contemporanei, l'eroina greca che non smette di abitare la donna di oggi.
Il live electronics — eseguito in tempo reale durante lo spettacolo, secondo la grande tradizione veneziana del Teatro La Fenice e dei laboratori di Tempo Reale — trasforma la sala in una cassa di risonanza spaziale: la voce di Medea non viene da un punto, viene da ogni punto, gira intorno allo spettatore come una furia o un fantasma. È il teatro come architettura del suono, esattamente la lezione di Luigi Nono per Prometeo alla Fenice nel 1984.
The term Guarnieri uses — opera-video — is not a fashionable label. It points to a theatrical form in which the moving image does not comment on the scene: it inhabits it, generates it, breaks it apart. The 2002 Medea anticipates by a decade the video-mapping that would become a widespread practice in opera houses, and it does so in the anomalous space of the PalaFenice, an industrial shed converted into a theatre-workshop.
Cristian Taraborrelli builds for this Medea a threshold-space: layered surfaces that act as skin for the projections and as architecture for the bodies, raw materials evoking the boundary between the archaic world of Colchis and the industrial one of our present. The costumes follow the same stratigraphy: archaic-feeling textiles contaminated with contemporary elements, the Greek heroine who never stops inhabiting the woman of today.
The live electronics — performed in real time during the show, in the great Venetian tradition of La Fenice and of Tempo Reale — turn the hall into a spatial resonance chamber: Medea's voice does not come from a single point, it comes from everywhere, circling the spectator like a fury or a ghost. It is theatre as architecture of sound, exactly Luigi Nono's lesson for his Prometeo at the Fenice in 1984.
Le terme employé par Guarnieri — opéra-vidéo — n'est pas une étiquette à la mode. Il désigne une forme théâtrale où l'image en mouvement ne commente pas la scène : elle l'habite, la génère, la disloque. La Medea de 2002 anticipe d'une décennie le vidéo-mapping qui deviendra une pratique répandue à l'opéra, et le fait dans l'espace anomal du PalaFenice, hangar industriel converti en théâtre-atelier.
Cristian Taraborrelli construit pour cette Medea un espace-seuil : des surfaces stratifiées qui font office de peau pour les projections et d'architecture pour les corps, des matériaux bruts qui évoquent la limite entre le monde archaïque de la Colchide et l'univers industriel de notre présent. Les costumes suivent la même stratigraphie : des tissus d'évocation archaïque contaminés par des éléments contemporains, l'héroïne grecque qui ne cesse d'habiter la femme d'aujourd'hui.
Les live electronics — exécutés en temps réel pendant le spectacle, dans la grande tradition vénitienne de la Fenice et des laboratoires de Tempo Reale — transforment la salle en caisse de résonance spatiale : la voix de Médée ne vient pas d'un point, elle vient de partout, tourne autour du spectateur comme une furie ou un fantôme. C'est le théâtre comme architecture du son, exactement la leçon de Luigi Nono pour son Prometeo à la Fenice en 1984.
Curiosità
Adriano Guarnieri (1947–2023). Compositore di Sustinente (Mantova), allievo di Franco Donatoni al Conservatorio Giovanni Battista Martini di Bologna, dove sarebbe poi tornato come docente per decenni. Ha attraversato tutte le grandi istituzioni della musica nuova italiana — Biennale di Venezia, IRCAM, Maggio Musicale Fiorentino, Fenice — sviluppando un linguaggio in cui la voce, i fiati e l'elettronica costruiscono una drammaturgia continua. Medea è il suo capolavoro teatrale.
Premio Abbiati — il Pulitzer della lirica italiana. Istituito nel 1980 dall'Associazione Nazionale Critici Musicali in memoria di Franco Abbiati, è la più importante distinzione che la critica musicale italiana assegna ogni anno alle migliori produzioni operistiche, sinfoniche e di nuova musica. La Medea di Guarnieri vince il premio per la migliore novità assoluta: un riconoscimento che, in un panorama internazionale spesso scettico verso l'opera italiana contemporanea, vale come un sigillo di legittimità.
PalaFenice, il teatro provvisorio. Nella notte del 29 gennaio 1996 il Gran Teatro La Fenice viene distrutto da un incendio doloso. Per non interrompere la stagione, La Fenice allestisce al Tronchetto un grande tendone industriale: il PalaFenice, capannone-teatro da circa 1.300 posti che ospiterà tutte le produzioni veneziane fino al ritorno nella sede storica nel dicembre 2003. La Medea del 2002 nasce in questa anomalia — ed è uno spettacolo che può esistere solo in quello spazio non-teatrale.
Antonella Ruggiero, dai Matia Bazar all'opera contemporanea. Voce simbolo del pop d'autore italiano, Antonella Ruggiero ha portato i Matia Bazar al successo internazionale tra il 1975 e il 1989 con brani come «Vacanze romane» e «Ti sento». Dopo l'uscita dal gruppo, ha intrapreso un percorso solista di ricerca che l'ha portata dal canto sacro al jazz, fino a questa Medea di Guarnieri: il suo timbro inconfondibile, fuori da ogni accademia lirica, è ciò che il compositore cercava per una delle tre Medee, la più ferita, la più popolare nel senso etimologico del termine.
Le radici greche del mito. La Medea di Euripide va in scena ad Atene nel 431 a.C., durante le Grandi Dionisie, e si classifica terza — ultima — del concorso. Il pubblico ateniese rimane sconvolto: per la prima volta una donna, per giunta straniera, è al centro della tragedia, e i suoi argomenti sono più lucidi e più spietati di quelli degli uomini. Sarà proprio questa Medea barbara, esiliata, intelligente fino alla follia, a fare da modello a tutte le altre Medee della storia europea: Seneca, Cherubini, Pasolini, Heiner Müller, Guarnieri.
Live electronics e tradizione veneziana. L'elettronica dal vivo nell'opera italiana ha un padre indiscusso: Luigi Nono, veneziano, che con Prometeo — presentato proprio alla Fenice il 25 settembre 1984 con la regia di Massimo Cacciari e l'arca lignea di Renzo Piano — ha definitivamente legato Venezia alla musica elettronica spazializzata. La Medea di Guarnieri raccoglie quell'eredità: vent'anni dopo Nono, la stessa città e lo stesso teatro tornano a essere il luogo in cui la voce e l'elettronica diventano architettura.
Adriano Guarnieri (1947–2023). Composer from Sustinente (Mantua), pupil of Franco Donatoni at the Giovanni Battista Martini Conservatory of Bologna, where he would later return as professor for decades. He worked with all the great institutions of new Italian music — Venice Biennale, IRCAM, Maggio Musicale Fiorentino, La Fenice — developing a language in which voice, winds and electronics build a continuous dramaturgy. Medea is his theatrical masterpiece.
Premio Abbiati — the Pulitzer of Italian opera. Established in 1980 by the National Association of Music Critics in memory of Franco Abbiati, it is the most important distinction that Italian music critics award each year to the best opera, symphonic and new-music productions. Guarnieri's Medea won the prize for best new work: in an international scene often sceptical of contemporary Italian opera, this seal of legitimacy carries enormous weight.
PalaFenice, the provisional theatre. On the night of 29 January 1996 the Gran Teatro La Fenice was destroyed by an arson fire. To keep the season alive, La Fenice erected a great industrial tent at the Tronchetto: the PalaFenice, a hangar-theatre seating about 1,300 that hosted all Venetian productions until the return to the historic seat in December 2003. The 2002 Medea was born in this anomaly — and is a show that can exist only in that non-theatrical space.
Antonella Ruggiero, from Matia Bazar to contemporary opera. An emblematic voice of Italian art-pop, Antonella Ruggiero led Matia Bazar to international success between 1975 and 1989 with songs like «Vacanze romane» and «Ti sento». After leaving the band, she undertook a solo path of research that took her from sacred song to jazz, all the way to this Guarnieri Medea: her unmistakable timbre, outside any operatic academy, is exactly what the composer sought for one of the three Medeas — the most wounded, the most popular in the etymological sense of the word.
The Greek roots of the myth. Euripides' Medea premiered in Athens in 431 BCE, at the Great Dionysia, and finished third — last — in the competition. The Athenian audience was shocked: for the first time a woman, and a foreigner at that, stood at the centre of the tragedy, and her arguments were more lucid and more pitiless than those of men. It would be precisely this barbarian Medea, exiled, intelligent to the point of madness, who would model all the Medeas of European history: Seneca, Cherubini, Pasolini, Heiner Müller, Guarnieri.
Live electronics and the Venetian tradition. Live electronics in Italian opera has an undisputed father: Luigi Nono, Venetian, who with Prometeo — premiered at La Fenice on 25 September 1984 with Massimo Cacciari's direction and Renzo Piano's wooden ark — permanently linked Venice to spatialised electronic music. Guarnieri's Medea takes up that legacy: twenty years after Nono, the same city and the same theatre return as the place where voice and electronics become architecture.
Adriano Guarnieri (1947–2023). Compositeur de Sustinente (Mantoue), élève de Franco Donatoni au Conservatoire Giovanni Battista Martini de Bologne, où il reviendra comme professeur durant des décennies. Il a travaillé avec toutes les grandes institutions de la musique nouvelle italienne — Biennale de Venise, IRCAM, Maggio Musicale, Fenice — en développant un langage où voix, vents et électronique bâtissent une dramaturgie continue. Medea est son chef-d'œuvre théâtral.
Premio Abbiati — le Pulitzer de l'opéra italien. Créé en 1980 par l'Association nationale des critiques musicaux en mémoire de Franco Abbiati, c'est la plus importante distinction que la critique italienne décerne chaque année aux meilleures productions lyriques, symphoniques et de musique nouvelle. La Medea de Guarnieri remporte le prix de la meilleure création absolue : un sceau de légitimité qui, sur une scène internationale souvent sceptique envers l'opéra italien contemporain, pèse énormément.
Le PalaFenice, le théâtre provisoire. Dans la nuit du 29 janvier 1996, le Gran Teatro La Fenice est détruit par un incendie criminel. Pour ne pas interrompre la saison, La Fenice fait ériger au Tronchetto une grande tente industrielle : le PalaFenice, hangar-théâtre d'environ 1 300 places qui accueillera toutes les productions vénitiennes jusqu'au retour dans le siège historique en décembre 2003. La Medea de 2002 naît dans cette anomalie — et c'est un spectacle qui ne peut exister que dans cet espace non-théâtral.
Antonella Ruggiero, des Matia Bazar à l'opéra contemporain. Voix emblématique de la chanson d'auteur italienne, Antonella Ruggiero a mené les Matia Bazar au succès international entre 1975 et 1989 avec des titres comme «Vacanze romane» et «Ti sento». Après avoir quitté le groupe, elle a entrepris un parcours solo de recherche qui l'a menée du chant sacré au jazz, jusqu'à cette Medea de Guarnieri : son timbre inimitable, hors de toute académie lyrique, est exactement ce que le compositeur cherchait pour l'une des trois Médées — la plus blessée, la plus populaire au sens étymologique.
Les racines grecques du mythe. La Médée d'Euripide est créée à Athènes en 431 av. J.-C., lors des Grandes Dionysies, et termine troisième — dernière — du concours. Le public athénien est bouleversé : pour la première fois une femme, et de surcroît une étrangère, est au centre de la tragédie, et ses arguments sont plus lucides et plus impitoyables que ceux des hommes. C'est précisément cette Médée barbare, exilée, intelligente jusqu'à la folie, qui servira de modèle à toutes les Médées de l'histoire européenne : Sénèque, Cherubini, Pasolini, Heiner Müller, Guarnieri.
Live electronics et tradition vénitienne. L'électronique en direct dans l'opéra italien a un père indéniable : Luigi Nono, Vénitien, qui avec Prometeo — présenté à la Fenice le 25 septembre 1984 dans la mise en scène de Massimo Cacciari et l'arche en bois de Renzo Piano — a définitivement lié Venise à la musique électronique spatialisée. La Medea de Guarnieri reprend cet héritage : vingt ans après Nono, la même ville et le même théâtre redeviennent le lieu où voix et électronique deviennent architecture.
I Collaboratori
Compositore
Adriano Guarnieri (1947–2023)
Compositore italiano nato a Sustinente (Mantova), si forma a Bologna sotto la guida di Franco Donatoni al Conservatorio «Giovanni Battista Martini», dove sarà poi titolare della cattedra di Composizione per oltre trent'anni. Allievo indiretto della Scuola Veneta dell'elettronica (Nono, Berio, Maderna), sviluppa un linguaggio personale fondato sulla voce trattata come materia drammatica e sull'uso strutturale del live electronics. Tra i suoi titoli maggiori: Trionfo della Notte, Più sole più luce, Passione secondo Matteo, Tenebrae responsoria. Medea, vincitrice del Premio Abbiati, è il suo lavoro teatrale più rappresentato.
Regia
Giorgio Barberio Corsetti
Attore, drammaturgo e regista, fondatore della compagnia La Gaia Scienza nel 1976 e poi di Fattore K. (omaggio a Kafka) nel 2001. Direttore della Sezione Teatro della Biennale di Venezia dal 1999 al 2002, dal 2019 al 2024 al Teatro di Roma. Lavora sul confine tra teatro, video, danza e arti visive. La Medea di Guarnieri al PalaFenice nel 2002 inaugura la sua lunga collaborazione con Cristian Taraborrelli, che attraverserà più di vent'anni di produzioni rossiniane, mozartiane, verdiane e pucciniane (La Pietra del Paragone, Don Giovanni, Turandot 2011, Macbeth 2013, Pagliacci 2018).
Voce — Medea
Antonella Ruggiero
Cantante italiana nata a Genova nel 1952, voce storica dei Matia Bazar dal 1975 al 1989. Con il gruppo, sperimenta una via italiana al synth-pop d'autore («Vacanze romane», «Ti sento», «Solo tu») e vince Sanremo nel 1978. Dalla fine degli anni Novanta intraprende una carriera solista di ricerca tra canto sacro, musica antica, jazz e contemporanea: la sua estensione vocale di oltre tre ottave e il timbro «non operistico» sono ciò che Adriano Guarnieri cercava per una delle tre Medee. La sua presenza in Medea è uno degli incontri più sorprendenti della scena italiana del Duemila.
Soprano — Medea
Alda Caiello
Soprano italiana, tra le voci più richieste della scena contemporanea internazionale. Specialista del repertorio del Novecento storico (Berio, Sciarrino, Donatoni, Manzoni) e degli autori viventi, ha lavorato con Maderna Award, Festival d'Automne à Paris, Wien Modern, Festival MITO. Per Adriano Guarnieri è voce d'elezione: incarna in Medea la dimensione più estremamente lirica delle tre protagoniste.
Composer
Adriano Guarnieri (1947–2023)
Italian composer born in Sustinente (Mantua), trained in Bologna under Franco Donatoni at the «Giovanni Battista Martini» Conservatory, where he later held the chair of Composition for over thirty years. An indirect heir to the Venetian School of electronics (Nono, Berio, Maderna), he developed a personal language grounded in the voice treated as dramatic matter and the structural use of live electronics. Among his major works: Trionfo della Notte, Più sole più luce, Passione secondo Matteo, Tenebrae responsoria. Medea, winner of the Premio Abbiati, is his most performed theatrical work.
Direction
Giorgio Barberio Corsetti
Actor, playwright and director, founder of La Gaia Scienza in 1976 and of Fattore K. (a tribute to Kafka) in 2001. Director of the Theatre Section of the Venice Biennale from 1999 to 2002, and from 2019 to 2024 artistic director of the Teatro di Roma. He works at the frontier of theatre, video, dance and visual arts. Guarnieri's Medea at the PalaFenice in 2002 inaugurated his long collaboration with Cristian Taraborrelli, which would span over twenty years of productions: La Pietra del Paragone, Don Giovanni, Turandot (2011), Macbeth (2013), Pagliacci (2018).
Voice — Medea
Antonella Ruggiero
Italian singer born in Genoa in 1952, the historic voice of Matia Bazar from 1975 to 1989. With the band, she pioneered an Italian way to art-pop and synth-pop («Vacanze romane», «Ti sento», «Solo tu») and won Sanremo in 1978. From the late 1990s she undertook a solo career exploring sacred song, early music, jazz and contemporary repertoire: her over-three-octave vocal range and her «non-operatic» timbre are precisely what Adriano Guarnieri sought for one of the three Medeas. Her presence in Medea is one of the most surprising encounters of the Italian scene of the new millennium.
Soprano — Medea
Alda Caiello
Italian soprano, one of the most sought-after voices on the international contemporary scene. A specialist in the historic twentieth-century repertoire (Berio, Sciarrino, Donatoni, Manzoni) and in living composers, she has worked with Maderna Award, Festival d'Automne à Paris, Wien Modern, Festival MITO. For Adriano Guarnieri she is a voice of choice: in Medea she embodies the most extremely lyrical dimension among the three protagonists.
Compositeur
Adriano Guarnieri (1947–2023)
Compositeur italien né à Sustinente (Mantoue), formé à Bologne sous la direction de Franco Donatoni au Conservatoire «Giovanni Battista Martini», où il sera ensuite titulaire de la chaire de Composition pendant plus de trente ans. Héritier indirect de l'École Vénitienne de l'électronique (Nono, Berio, Maderna), il développe un langage personnel fondé sur la voix traitée comme matière dramatique et sur l'usage structurel du live electronics. Parmi ses œuvres majeures : Trionfo della Notte, Più sole più luce, Passione secondo Matteo, Tenebrae responsoria. Medea, lauréate du Premio Abbiati, est son œuvre théâtrale la plus jouée.
Mise en scène
Giorgio Barberio Corsetti
Acteur, dramaturge et metteur en scène, fondateur de La Gaia Scienza en 1976 puis de Fattore K. (hommage à Kafka) en 2001. Directeur de la Section Théâtre de la Biennale de Venise de 1999 à 2002, et directeur artistique du Teatro di Roma de 2019 à 2024. Il travaille à la frontière du théâtre, de la vidéo, de la danse et des arts visuels. La Medea de Guarnieri au PalaFenice en 2002 inaugure sa longue collaboration avec Cristian Taraborrelli, qui traversera plus de vingt ans de productions : La Pietra del Paragone, Don Giovanni, Turandot (2011), Macbeth (2013), Pagliacci (2018).
Voix — Médée
Antonella Ruggiero
Chanteuse italienne née à Gênes en 1952, voix historique des Matia Bazar de 1975 à 1989. Avec le groupe, elle invente une voie italienne à la pop d'auteur et au synth-pop («Vacanze romane», «Ti sento», «Solo tu») et remporte Sanremo en 1978. À partir de la fin des années 1990, elle entreprend une carrière solo de recherche entre chant sacré, musique ancienne, jazz et contemporain : son ambitus de plus de trois octaves et son timbre «non opératique» sont exactement ce qu'Adriano Guarnieri cherchait pour l'une des trois Médées. Sa présence dans Medea est l'une des rencontres les plus surprenantes de la scène italienne du nouveau millénaire.
Soprano — Médée
Alda Caiello
Soprano italien, l'une des voix les plus demandées de la scène contemporaine internationale. Spécialiste du répertoire du XXe siècle historique (Berio, Sciarrino, Donatoni, Manzoni) et des compositeurs vivants, elle a collaboré avec Maderna Award, le Festival d'Automne à Paris, Wien Modern, le Festival MITO. Pour Adriano Guarnieri elle est une voix de prédilection : dans Medea elle incarne la dimension la plus extrêmement lyrique des trois protagonistes.
Cast Principale
Creative Team
Tags