All works
La Sonnambula — regia e scene di Cristian Taraborrelli, Teatro delle Muse — Ancona 2019

Theatre · Opera · 2019

La Sonnambula

Vincenzo Bellini · Teatro delle Muse — Ancona · 2019

Bellini 1831, ripresa al Teatro delle Muse di Ancona. La grammatica scenica della Sonnambula traslata sulla scala media del teatro marchigiano: il villaggio svizzero come piccola comunità provinciale.

Bellini 1831, revival at Teatro delle Muse Ancona. La Sonnambula's scenic grammar translated to the medium-scale stage of the Marche theatre.

Bellini 1831, reprise au Teatro delle Muse d'Ancona.

La Sonnambula di Vincenzo Bellini approda al Teatro delle Muse di Ancona l'11 e il 13 ottobre 2019, in un nuovo allestimento prodotto dalla Fondazione Teatro delle Muse con la regia e le scene di Cristian Taraborrelli, i costumi di Angela Buscemi e i video di Fabio Massimo Iaquone. La direzione musicale è affidata ad Alessandro D'Agostini, alla testa dell'Orchestra Sinfonica «G. Rossini» e del Coro Lirico Marchigiano «V. Bellini».

Capolavoro del belcanto romantico, La Sonnambula si presta a una lettura notturna e sospesa: un villaggio svizzero di inizio Ottocento diventa, nello sguardo di Taraborrelli, un paesaggio mentale dove la verità si rivela soltanto nel sonno, e il sonnambulismo della protagonista Amina si trasforma in metafora di un'innocenza fragile, attraversata da ombre e da luci lunari.

Vincenzo Bellini's La Sonnambula returns to the Teatro delle Muse in Ancona on 11 and 13 October 2019, in a new production by the Fondazione Teatro delle Muse with direction and set design by Cristian Taraborrelli, costumes by Angela Buscemi and videos by Fabio Massimo Iaquone. Musical direction is entrusted to Alessandro D'Agostini, leading the Orchestra Sinfonica «G. Rossini» and the Coro Lirico Marchigiano «V. Bellini».

A masterpiece of romantic bel canto, La Sonnambula lends itself to a nocturnal, suspended reading: an early-nineteenth-century Swiss village becomes, in Taraborrelli's vision, a mental landscape where truth is revealed only in sleep, and the protagonist Amina's sleepwalking turns into a metaphor for a fragile innocence, crossed by shadows and moonlight.

La Sonnambula de Vincenzo Bellini revient au Teatro delle Muse d'Ancone les 11 et 13 octobre 2019, dans une nouvelle production de la Fondazione Teatro delle Muse avec la mise en scène et les décors de Cristian Taraborrelli, les costumes d'Angela Buscemi et les vidéos de Fabio Massimo Iaquone. La direction musicale est confiée à Alessandro D'Agostini, à la tête de l'Orchestra Sinfonica «G. Rossini» et du Coro Lirico Marchigiano «V. Bellini».

Chef-d'œuvre du belcanto romantique, La Sonnambula se prête à une lecture nocturne et suspendue : un village suisse du début du XIXe siècle devient, sous le regard de Taraborrelli, un paysage mental où la vérité ne se révèle que dans le sommeil, et le somnambulisme de la protagoniste Amina se transforme en métaphore d'une innocence fragile, traversée par les ombres et la lumière lunaire.

Compositore

Vincenzo Bellini
(1801–1835)

Libretto

Felice Romani

Teatro

Teatro delle Muse — Ancona

Date

11 & 13 ottobre 2019

Regia e Scene

Cristian Taraborrelli

Direttore d'orchestra

Alessandro D'Agostini

Costumi

Angela Buscemi

Video

Fabio Massimo Iaquone

L'Opera — Belcanto al chiaro di luna

La Sonnambula è un'opera semiseria in due atti su libretto di Felice Romani, andata in scena per la prima volta al Teatro Carcano di Milano il 6 marzo 1831. Protagonisti della creazione furono due fra i più grandi cantanti del secolo: il soprano Giuditta Pasta nei panni di Amina e il tenore Giovanni Battista Rubini in quelli di Elvino. Bellini stesso li definì «due angeli capaci di trasportare il pubblico in uno stato vicino alla follia».

L'azione si svolge in un villaggio svizzero. Amina, orfana adottata dalla mugnaia Teresa, sta per sposare il giovane Elvino quando, durante una notte, viene scoperta nella stanza del Conte Rodolfo: è sonnambula, ma nessuno le crede. Il malinteso si sciogliera solo quando il villaggio la vederà camminare in equilibrio sul tetto del mulino, addormentata, prima di precipitare nel risveglio fra le braccia dell'amato.

Capolavoro assoluto del belcanto, La Sonnambula contiene alcune delle pagine più celebri del repertorio: l'aria «Ah! non credea mirarti», il rondò finale «Ah! non giunge uman pensiero», e il duetto «Prendi, l'anel ti dono». Lo stile vocale richiede agilità sopraffina, legato infinito, fioriture trasparenti: una scrittura che ha plasmato la sensibilità vocale di un'epoca e che continua a essere il banco di prova delle più grandi voci.

La Sonnambula is an opera semiseria in two acts to a libretto by Felice Romani, premiered at the Teatro Carcano in Milan on 6 March 1831. The creators of the title roles were two of the greatest singers of the century: soprano Giuditta Pasta as Amina and tenor Giovanni Battista Rubini as Elvino. Bellini himself called them «two angels capable of transporting the audience into a state close to madness».

The action unfolds in a Swiss village. Amina, an orphan adopted by the miller Teresa, is about to marry the young Elvino when, one night, she is found in the room of Count Rodolfo: she is sleepwalking, but no one believes her. The misunderstanding will only be undone when the village sees her walking, asleep, in balance along the roof of the mill, before falling awake into the arms of her beloved.

An absolute masterpiece of bel canto, La Sonnambula contains some of the most celebrated pages in the repertoire: the aria «Ah! non credea mirarti», the final rondo «Ah! non giunge uman pensiero», and the duet «Prendi, l'anel ti dono». The vocal style requires consummate agility, infinite legato, transparent fioritura: a kind of writing that shaped the vocal sensibility of an era and that remains the proving ground of the greatest voices.

La Sonnambula est un opéra semiseria en deux actes sur un livret de Felice Romani, créé au Teatro Carcano de Milan le 6 mars 1831. Les créateurs des rôles-titres furent deux des plus grands chanteurs du siècle : la soprano Giuditta Pasta dans le rôle d'Amina et le ténor Giovanni Battista Rubini dans celui d'Elvino. Bellini lui-même les appela «deux anges capables de transporter le public dans un état proche de la folie».

L'action se déroule dans un village suisse. Amina, orpheline adoptée par la meunière Teresa, s'apprête à épouser le jeune Elvino lorsqu'elle est découverte une nuit dans la chambre du comte Rodolphe : elle est somnambule, mais personne ne la croit. Le malentendu ne se dissipera que lorsque le village la verra marcher, endormie, en équilibre sur le toit du moulin, avant de tomber, réveillée, dans les bras de son bien-aimé.

Chef-d'œuvre absolu du belcanto, La Sonnambula contient certaines des pages les plus célèbres du répertoire : l'air «Ah! non credea mirarti», le rondo final «Ah! non giunge uman pensiero» et le duo «Prendi, l'anel ti dono». Le style vocal exige une agilité suprême, un legato infini, des fioritures transparentes : une écriture qui a façonné la sensibilité vocale d'une époque et qui demeure la pierre de touche des plus grandes voix.

Vincenzo Bellini — Il Cigno di Catania

Nato a Catania nel 1801 e morto a Puteaux, presso Parigi, nel 1835 a soli trentaquattro anni, Vincenzo Bellini è insieme a Rossini e Donizetti uno dei tre grandi maestri del belcanto italiano. La sua scrittura melodica — lunga, sospesa, screziata di malinconia — ha affascinato Chopin, Wagner e Verdi, che più volte dichiararono il proprio debito verso il compositore siciliano.

Il 1831 è il suo annus mirabilis: dopo La Sonnambula, in dicembre debutterà alla Scala con Norma, capolavoro destinato a divenire emblema dell'opera romantica. Tre anni dopo, a Parigi, andrà in scena I Puritani, ultima sua opera. La morte improvvisa, in piena maturità creativa, ha alimentato il mito di un genio interrotto.

Born in Catania in 1801 and dying in Puteaux, near Paris, in 1835 at just thirty-four, Vincenzo Bellini stands with Rossini and Donizetti as one of the three great masters of Italian bel canto. His melodic writing — long-breathed, suspended, streaked with melancholy — fascinated Chopin, Wagner and Verdi, who repeatedly acknowledged their debt to the Sicilian composer.

1831 was his annus mirabilis: after La Sonnambula in March, in December he premiered Norma at La Scala, a masterpiece destined to become the emblem of romantic opera. Three years later, in Paris, came I Puritani, his final work. His sudden death, in the prime of creative maturity, has nurtured the myth of an interrupted genius.

Né à Catane en 1801 et mort à Puteaux, près de Paris, en 1835 à seulement trente-quatre ans, Vincenzo Bellini est, avec Rossini et Donizetti, l'un des trois grands maîtres du belcanto italien. Son écriture mélodique — longue, suspendue, rayée de mélancolie — fascina Chopin, Wagner et Verdi, qui reconnurent à plusieurs reprises leur dette envers le compositeur sicilien.

1831 fut son annus mirabilis : après La Sonnambula en mars, il créa en décembre Norma à la Scala, chef-d'œuvre destiné à devenir l'emblème de l'opéra romantique. Trois ans plus tard, à Paris, vit le jour I Puritani, son ultime opéra. Sa mort soudaine, en pleine maturité créative, a alimenté le mythe d'un génie interrompu.

Il Teatro delle Muse — Il gioiello neoclassico di Ancona

Inaugurato il 28 aprile 1827 con Aureliano in Palmira e Ricciardo e Zoraide di Gioachino Rossini, il Teatro delle Muse è opera dell'architetto Pietro Ghinelli ed è uno dei più importanti teatri storici delle Marche. La sala a ferro di cavallo, con quattro ordini di palchi e un loggione, conta su un'acustica considerata fra le migliori d'Italia; il palcoscenico misura 23 per 17 metri.

La facciata neoclassica, scandita da un portico a cinque arcate, è coronata dal timpano scolpito da Giacomo De Maria: un bassorilievo che raffigura le nove Muse, con Apollo dio delle arti e Palemone dio dei porti — emblema delle vocazioni di una città insieme adriatica e culturale.

Il 1° novembre 1943 un bombardamento alleato ne devastò la copertura, costringendo il teatro a un lungo silenzio. Riaperto soltanto nel 2002, dopo decenni di restauri, il Teatro delle Muse coniuga oggi una facciata storica intatta a interni rinnovati, ed è sede della Fondazione Teatro delle Muse e di Marche Teatro.

Inaugurated on 28 April 1827 with Gioachino Rossini's Aureliano in Palmira and Ricciardo e Zoraide, the Teatro delle Muse is the work of architect Pietro Ghinelli and one of the most important historic theatres in the Marche region. The horseshoe-shaped hall, with four tiers of boxes and a gallery, is renowned for acoustics considered among the finest in Italy; the stage measures 23 by 17 metres.

The neoclassical façade, marked by a portico of five arches, is crowned by a tympanum sculpted by Giacomo De Maria: a bas-relief depicting the nine Muses, with Apollo god of the arts and Palemon god of harbours — an emblem of the dual vocation of a city at once Adriatic and cultural.

On 1 November 1943 an Allied bombing devastated its roof, forcing the theatre into a long silence. Reopened only in 2002 after decades of restoration, the Teatro delle Muse today combines an intact historic façade with renewed interiors, and is home to the Fondazione Teatro delle Muse and Marche Teatro.

Inauguré le 28 avril 1827 avec Aureliano in Palmira et Ricciardo e Zoraide de Gioachino Rossini, le Teatro delle Muse est l'œuvre de l'architecte Pietro Ghinelli et l'un des plus importants théâtres historiques des Marches. La salle en fer à cheval, à quatre rangs de loges et un poulailler, jouit d'une acoustique considérée parmi les meilleures d'Italie ; la scène mesure 23 sur 17 mètres.

La façade néoclassique, scandée par un portique à cinq arcades, est couronnée par le tympan sculpté par Giacomo De Maria : un bas-relief représentant les neuf Muses, avec Apollon dieu des arts et Palémon dieu des ports — emblème de la double vocation d'une ville à la fois adriatique et culturelle.

Le 1er novembre 1943, un bombardement allié en dévasta la toiture, contraignant le théâtre à un long silence. Réouvert seulement en 2002 après des décennies de restauration, le Teatro delle Muse marie aujourd'hui une façade historique intacte à des intérieurs renouvelés, et abrite la Fondazione Teatro delle Muse et Marche Teatro.

La Visione — Sonno, luce, soglia

La regia di Cristian Taraborrelli sceglie di non illustrare il villaggio svizzero, ma di evocarne l'atmosfera attraverso pochi segni essenziali: un mulino come archetipo, una casa che si apre come un libro, un ponte che separa il giorno dalla notte. Lo spazio scenico è concepito come una soglia — fra veglia e sonno, fra realtà e sospetto, fra comunità e individuo.

Le videoproiezioni di Fabio Massimo Iaquone, lungi dall'essere decorazione, diventano respiro emotivo: paesaggi notturni che cambiano impercettibilmente, lune che pulsano, acque che riflettono il sonno. La scena diventa così un dispositivo poetico in cui il sonnambulismo di Amina — condizione clinica nel libretto del 1831 — si carica di senso contemporaneo: la vulnerabilità del femminile, l'innocenza accusata, il pregiudizio della comunità che condanna ciò che non comprende.

I costumi di Angela Buscemi traducono questo doppio piano: tessuti chiari, leggeri, attraversati dalla luce per i personaggi del villaggio; un nero raffinato e cittàino per il Conte Rodolfo, ospite estraneo che porta con sé un altrove. Amina si muove fra di loro come una figura sospesa, vestita di una candida camicia da notte che diventa, nel finale, abito di nozze.

Cristian Taraborrelli's direction chooses not to illustrate the Swiss village but to evoke its atmosphere through a few essential signs: a mill as archetype, a house that opens like a book, a bridge that separates day from night. The scenic space is conceived as a threshold — between waking and sleep, between reality and suspicion, between community and individual.

Fabio Massimo Iaquone's video projections, far from being decorative, become emotional breath: nocturnal landscapes that shift imperceptibly, pulsating moons, waters that reflect sleep. The stage thus becomes a poetic device in which Amina's sleepwalking — a clinical condition in the 1831 libretto — gathers a contemporary charge: the vulnerability of the feminine, accused innocence, the prejudice of a community that condemns what it does not understand.

Angela Buscemi's costumes translate this double plane: pale, light fabrics traversed by light for the village characters; a refined, urban black for Count Rodolfo, an outside guest who brings with him an elsewhere. Amina moves among them as a suspended figure, dressed in a white nightgown that becomes, in the finale, her wedding dress.

La mise en scène de Cristian Taraborrelli choisit de ne pas illustrer le village suisse mais d'en évoquer l'atmosphère à travers quelques signes essentiels : un moulin comme archétype, une maison qui s'ouvre comme un livre, un pont qui sépare le jour de la nuit. L'espace scénique est conçu comme un seuil — entre veille et sommeil, entre réalité et soupçon, entre communauté et individu.

Les projections vidéo de Fabio Massimo Iaquone, loin d'être décoratives, deviennent souffle émotionnel : paysages nocturnes qui changent imperceptiblement, lunes pulsantes, eaux qui reflètent le sommeil. La scène devient ainsi un dispositif poétique où le somnambulisme d'Amina — condition clinique dans le livret de 1831 — se charge d'un sens contemporain : la vulnérabilité du féminin, l'innocence accusée, le préjugé d'une communauté qui condamne ce qu'elle ne comprend pas.

Les costumes d'Angela Buscemi traduisent ce double plan : étoffes claires et légères, traversées par la lumière, pour les personnages du village ; un noir raffiné et citadin pour le comte Rodolphe, hôte étranger qui apporte avec lui un ailleurs. Amina se meut parmi eux comme une figure suspendue, vêtue d'une chemise de nuit blanche qui devient, dans le final, sa robe de noces.

Curiosità

Un trionfo che fece piangere i cantanti. Alla prima del 1831 al Carcano, secondo le cronache, «al second'atto i cantanti stessi piansero, trascinando il pubblico». Mikhail Glinka, presente in sala, ricordò lo «sgomento di applausi, grida, frastuono e acclamazioni» del giorno dopo.

Da balletto a opera. La trama deriva da un ballét-pantomime di Eugène Scribe e Jean-Pierre Aumer, La somnambule, ou L'arrivée d'un nouveau seigneur, andato in scena all'Opéra di Parigi nel 1827. Felice Romani la trasformò in libretto in poche settimane.

Le Muse e il porto. Sul timpano del Teatro di Ancona convivono Apollo, le nove Muse e Palemone, dio dei porti: l'unico teatro italiano in cui la divinità marittima fa parte dell'iconografia di facciata. Un'eccezione che racconta la doppia anima della città.

Cinquantanove anni di silenzio. Dopo il bombardamento del 1943, il Teatro delle Muse rimase muto fino al 2002. La sua riapertura è uno dei più importanti recuperi teatrali italiani del Novecento.

Maria Callas, Joan Sutherland, Cecilia Bartoli. Il ruolo di Amina è stato affrontato dai più grandi soprani del Novecento: Maria Callas alla Scala nel 1955 con la regia di Visconti, Joan Sutherland al Covent Garden nel 1961, Cecilia Bartoli più recentemente. È uno dei banchi di prova del belcanto femminile.

A triumph that made the singers weep. At the 1831 premiere at the Carcano, according to chronicles, «in the second act the singers themselves wept, carrying the audience along with them». Mikhail Glinka, who was present, recalled the «flood of applause, shouts, noise and acclamations» of the morning after.

From ballet to opera. The plot derives from a ballet-pantomime by Eugène Scribe and Jean-Pierre Aumer, La somnambule, ou L'arrivée d'un nouveau seigneur, staged at the Paris Opéra in 1827. Felice Romani transformed it into a libretto in just a few weeks.

The Muses and the harbour. On the tympanum of Ancona's theatre, Apollo, the nine Muses and Palemon, god of harbours, share the same iconography: the only Italian theatre in which the maritime deity is part of the façade's program. An exception that speaks to the city's twofold soul.

Fifty-nine years of silence. After the 1943 bombing, the Teatro delle Muse remained silent until 2002. Its reopening is one of the most important Italian theatrical recoveries of the twentieth century.

Callas, Sutherland, Bartoli. The role of Amina has been tackled by the greatest sopranos of the twentieth century: Maria Callas at La Scala in 1955 with Visconti's direction, Joan Sutherland at Covent Garden in 1961, more recently Cecilia Bartoli. It is one of the great proving grounds of female bel canto.

Un triomphe qui fit pleurer les chanteurs. À la première de 1831 au Carcano, selon les chroniques, «au second acte, les chanteurs eux-mêmes pleurèrent, entraînant le public». Mikhail Glinka, présent dans la salle, rappela «le flot d'applaudissements, de cris, de vacarme et d'acclamations» du lendemain.

Du ballet à l'opéra. L'intrigue dérive d'un ballet-pantomime d'Eugène Scribe et Jean-Pierre Aumer, La somnambule, ou L'arrivée d'un nouveau seigneur, créé à l'Opéra de Paris en 1827. Felice Romani le transforma en livret en quelques semaines.

Les Muses et le port. Sur le tympan du théâtre d'Ancone cohabitent Apollon, les neuf Muses et Palémon, dieu des ports : le seul théâtre italien où la divinité maritime fait partie de l'iconographie de façade. Une exception qui raconte la double âme de la ville.

Cinquante-neuf ans de silence. Après le bombardement de 1943, le Teatro delle Muse demeura muet jusqu'en 2002. Sa réouverture est l'une des plus importantes restaurations théâtrales italiennes du XXe siècle.

Callas, Sutherland, Bartoli. Le rôle d'Amina a été abordé par les plus grandes sopranos du XXe siècle : Maria Callas à la Scala en 1955 dans la mise en scène de Visconti, Joan Sutherland à Covent Garden en 1961, plus récemment Cecilia Bartoli. C'est l'une des grandes pierres de touche du belcanto féminin.

Cast

Amina (soprano) Veronica Granatiero
Elvino (tenore) Marco Ciaponi
Conte Rodolfo (basso) Alessandro Spina
Teresa (mezzosoprano) Isabel De Paoli
Lisa (soprano) Maria Sardaryan
Alessio (basso) Giuseppe Toia
Un notaro Anzor Pilia

Creative Team

Regia e Scene Cristian Taraborrelli
Direttore d'orchestra Alessandro D'Agostini
Costumi Angela Buscemi
Video Fabio Massimo Iaquone
Libretto Felice Romani
Orchestra Orchestra Sinfonica «G. Rossini»
Coro Coro Lirico Marchigiano «V. Bellini» — M° Davide Dellisanti
Banda Orchestra di Fiati di Ancona
Produzione Fondazione Teatro delle Muse — Ancona

Apparato critico

«Ah! non giunge uman pensiero / al contento ond'io son piena.»

La Sonnambula — aria di Amina, finale Atto II, Bellini 1831

Tags

La SonnambulaBelliniAnconaTeatro delle MuseRegiaScenografiaOpera LiricaBelcantoFelice RomaniAlessandro D'AgostiniVeronica GranatieroMarco CiaponiAngela BuscemiFabio Massimo IaquoneMarcheMarche TeatroOpera SemiseriaRomanticismoSonnambulismoNotturno