Scala 2013. Carri mobili come blocchi di pietra che camminano. Il primo grande Shakespeare verdiano del sodalizio Corsetti-Taraborrelli. Una corte di Scozia ridotta a meccanica della colpa.
La Scala 2013. Mobile carts as stone blocks that walk. The first great Verdian Shakespeare of the Corsetti-Taraborrelli partnership. A Scottish court reduced to a mechanics of guilt.
Scala 2013. Chariots mobiles comme des blocs de pierre qui marchent. Le premier grand Shakespeare verdien du sodalité Corsetti-Taraborrelli. Une cour d'Écosse réduite à une mécanique de la culpabilité.
Per il Teatro alla Scala di Milano, nel 2013, Cristian Taraborrelli firma le scene del Macbeth di Verdi nella produzione diretta da Giorgio Barberio Corsetti con la direzione musicale di Valery Gergiev. Sul palcoscenico si confrontano Lucrezia Garcia (Ana Lucrecia García), Lady Macbeth, e Franco Vassallo nel ruolo del titolo: un duello vocale e psicologico nel cuore della più shakespeariana delle opere verdiane.
L'allestimento è costruito su una scenografia in trasformazione costante: carri mobili che entrano ed escono dal palcoscenico ridisegnano in tempo reale la geografia del potere — sale del trono, anticamere, brughiere, banchetti — mentre le proiezioni video di Fabio Massimo Iaquone, usate in senso pittorico, scandiscono i mutamenti psicologici dei personaggi con progressive variazioni cromatiche. I costumi di Angela Buscemi spostano la vicenda medievale in un Novecento sospeso, fra divise militari e abiti da banchetto anni Trenta.
Nasce così un Macbeth contemporaneo nel linguaggio e arcaico nel sentimento, dove la macchina scenica respira con la musica e il colore della luce diventa misura dell'anima.
For Teatro alla Scala in Milan, in 2013, Cristian Taraborrelli designed the sets for Verdi's Macbeth in the production directed by Giorgio Barberio Corsetti under the baton of Valery Gergiev. On stage, Lucrezia Garcia (Ana Lucrecia García) as Lady Macbeth and Franco Vassallo in the title role meet in a vocal and psychological duel at the heart of the most Shakespearean of all Verdi operas.
The staging is built around a scenography in constant transformation: moving wagons enter and exit the stage to redraw, in real time, the geography of power — throne rooms, antechambers, heaths, banquets — while the video projections of Fabio Massimo Iaquone, used in a painterly sense, mark the characters' psychological shifts through progressive colour changes. Angela Buscemi's costumes shift the medieval plot into a suspended twentieth century, between military uniforms and 1930s banquet dress.
The result is a Macbeth contemporary in language and archaic in feeling, in which the stage machine breathes with the music and the colour of the light becomes the measure of the soul.
Pour le Teatro alla Scala de Milan, en 2013, Cristian Taraborrelli signe les décors du Macbeth de Verdi dans la production mise en scène par Giorgio Barberio Corsetti sous la direction de Valery Gergiev. Sur le plateau, Lucrezia Garcia (Ana Lucrecia García) en Lady Macbeth et Franco Vassallo dans le rôle-titre se livrent à un duel vocal et psychologique au cœur du plus shakespearien des opéras de Verdi.
La scénographie est en transformation constante : des chariots mobiles entrent et sortent du plateau pour redessiner en temps réel la géographie du pouvoir — salles du trône, antichambres, landes, banquets — tandis que les projections vidéo de Fabio Massimo Iaquone, utilisées de manière picturale, scandent les mutations psychologiques des personnages par des variations chromatiques progressives. Les costumes d'Angela Buscemi déplacent l'intrigue médiévale dans un XXe siècle suspendu, entre uniformes militaires et robes de banquet années 1930.
Il en naît un Macbeth contemporain dans son langage et archaïque dans son sentiment, où la machine scénique respire avec la musique et où la couleur de la lumière devient la mesure de l'âme.
L'Opera — Verdi incontra Shakespeare
Macbeth è la decima opera di Giuseppe Verdi e la sua prima incursione nell'universo shakespeariano. Va in scena al Teatro della Pergola di Firenze il 14 marzo 1847, su libretto di Francesco Maria Piave con interventi del poeta Andrea Maffei, chiamato a riscrivere la grande scena del sonnambulismo della Lady. Il ruolo del titolo viene scritto su misura per il baritono Felice Varesi: la disponibilità di un interprete di tale intensità drammatica è ciò che convince Verdi ad accettare la commissione.
Diciotto anni dopo, nel 1865, Verdi ritorna sulla partitura per l'Opéra di Parigi (Théâtre Lyrique) e ne scrive una versione profondamente revisionata: nuovi cori, un'aria nuova per Lady Macbeth («La luce langue»), il celebre balletto delle streghe e un finale completamente riscritto. È la versione che oggi si esegue ovunque, e che la Scala adotta nel 2013.
Macbeth è il punto di svolta dell'opera verdiana: per la prima volta la voce abbandona il bel canto puro per cercare un colore drammatico nuovo — ruvido, dichiarato, teatrale. Verdi pretende che cantanti e orchestra «servano la parola», e in una lettera famosa al baritono Varesi scrive di studiare prima di tutto «la situazione e le parole»: il suono dovrà venire dopo. Da qui in avanti, fino a Otello e Falstaff, il dialogo Verdi-Shakespeare non si interromperà più.
Macbeth is Giuseppe Verdi's tenth opera and his first incursion into the Shakespearean universe. It premiered at the Teatro della Pergola in Florence on 14 March 1847, to a libretto by Francesco Maria Piave with additions by the poet Andrea Maffei, called in to rewrite the great sleepwalking scene of the Lady. The title role was tailored for baritone Felice Varesi: the availability of a singer of such dramatic intensity is what persuaded Verdi to accept the commission.
Eighteen years later, in 1865, Verdi returned to the score for the Théâtre Lyrique in Paris and wrote a deeply revised version: new choruses, a new aria for Lady Macbeth («La luce langue»), the famous witches' ballet, and a completely rewritten finale. It is this version that is performed everywhere today, and which La Scala adopted in 2013.
Macbeth marks the turning point of Verdi's operatic language: for the first time, the voice leaves pure bel canto behind to seek a new dramatic colour — raw, declamatory, theatrical. Verdi demanded that singers and orchestra «serve the word»; in a famous letter to baritone Varesi he insisted on studying first of all «the situation and the words»: sound was to follow. From here, all the way to Otello and Falstaff, the Verdi-Shakespeare dialogue would never be interrupted again.
Macbeth est le dixième opéra de Giuseppe Verdi et sa première incursion dans l'univers shakespearien. L'œuvre est créée au Teatro della Pergola de Florence le 14 mars 1847, sur un livret de Francesco Maria Piave avec des interventions du poète Andrea Maffei, chargé de réécrire la grande scène du somnambulisme de la Lady. Le rôle-titre est taillé sur mesure pour le baryton Felice Varesi : c'est la disponibilité d'un interprète d'une telle intensité dramatique qui convainc Verdi d'accepter la commande.
Dix-huit ans plus tard, en 1865, Verdi revient sur la partition pour le Théâtre Lyrique de Paris et en écrit une version profondément révisée : nouveaux chœurs, nouvel air pour Lady Macbeth («La luce langue»), célèbre ballet des sorcières et finale entièrement réécrit. C'est cette version qui se joue partout aujourd'hui, et que la Scala adopte en 2013.
Macbeth est le tournant du langage opératique verdien : pour la première fois, la voix abandonne le pur bel canto pour chercher une couleur dramatique nouvelle — rugueuse, déclamatoire, théâtrale. Verdi exige que les chanteurs et l'orchestre «servent le mot» ; dans une lettre célèbre au baryton Varesi, il insiste pour qu'on étudie d'abord «la situation et les paroles» : le son viendra après. Dès lors, jusqu'à Otello et Falstaff, le dialogue Verdi-Shakespeare ne s'interrompra plus.
La Visione — Carri mobili, luce pittorica
La scenografia di Cristian Taraborrelli per Macbeth abbandona ogni idea di spazio fisso: il palcoscenico della Scala diventa un meccanismo cinetico, attraversato da carri mobili che ridisegnano la geografia del potere ad ogni quadro. Sale del trono, anticamere, brughiere desolate, banchetti illuminati al neon: tutto entra ed esce dal piano scenico come un pensiero ossessivo che non riesce a fissarsi, una mente che sposta le proprie stanze.
Sopra e dentro questa macchina, le proiezioni video di Fabio Massimo Iaquone non illustrano: dipingono. La luce muta sui visi e sulle pareti come un colore Rothko che cambia stato — dal blu opaco della cospirazione al giallo livido del banchetto, al verde malato dell'ombra di Banquo. È il cromatismo psicologico della partitura tradotto in tempo reale: la coscienza dei Macbeth si misura nelle progressioni cromatiche.
I costumi di Cristian Taraborrelli e Angela Buscemi tagliano in trasversale: divise militari per i guerrieri, abiti da banchetto anni Trenta per gli ospiti della corte, frammenti vagamente medievali per le streghe. Una stratificazione temporale che restituisce a Shakespeare il suo statuto di mito senza tempo: Macbeth non appartiene a un'epoca, appartiene a tutte.
Cristian Taraborrelli's scenography for Macbeth abandons any idea of a fixed space: La Scala's stage becomes a kinetic mechanism, crossed by moving wagons that redraw the geography of power for every scene. Throne rooms, antechambers, desolate heaths, neon-lit banquets: everything enters and leaves the stage like an obsessive thought that cannot settle, a mind shifting its own rooms.
Above and inside this machine, Fabio Massimo Iaquone's video projections do not illustrate: they paint. The light shifts on faces and walls like a Rothko colour changing state — from the opaque blue of the conspiracy to the livid yellow of the banquet, to the sickly green of Banquo's shadow. It is the psychological chromatism of the score translated in real time: the conscience of the Macbeths is measured in colour progressions.
Costumes by Cristian Taraborrelli and Angela Buscemi cut across the timeline: military uniforms for the warriors, 1930s banquet dress for the guests of the court, vaguely medieval fragments for the witches. A temporal stratification that restores Shakespeare to his status of timeless myth: Macbeth does not belong to one age, it belongs to all of them.
La scénographie de Cristian Taraborrelli pour Macbeth abandonne toute idée d'espace fixe : le plateau de la Scala devient une mécanique cinétique, traversée par des chariots mobiles qui redessinent la géographie du pouvoir à chaque tableau. Salles du trône, antichambres, landes désolées, banquets éclairés au néon : tout entre et sort du plateau comme une pensée obsédante qui ne parvient pas à se fixer, un esprit qui déplace ses propres pièces.
Au-dessus et à l'intérieur de cette machine, les projections vidéo de Fabio Massimo Iaquone n'illustrent pas : elles peignent. La lumière mute sur les visages et sur les murs comme une couleur de Rothko qui change d'état — du bleu opaque de la conspiration au jaune blafard du banquet, au vert maladif de l'ombre de Banquo. C'est le chromatisme psychologique de la partition traduit en temps réel : la conscience des Macbeth se mesure dans les progressions chromatiques.
Les costumes d'Angela Buscemi tranchent en travers : uniformes militaires pour les guerriers, robes de banquet années 1930 pour les invités de la cour, fragments vaguement médiévaux pour les sorcières. Une stratification temporelle qui rend à Shakespeare son statut de mythe intemporel : Macbeth n'appartient pas à une époque, il appartient à toutes.
Galleria — Foto di scena




Foto Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
Curiosità
Firenze, 14 marzo 1847. La prima assoluta del Macbeth ebbe luogo al Teatro della Pergola di Firenze, non a Milano. Verdi accettò la commissione solo quando seppe che il baritono Felice Varesi sarebbe stato disponibile per il ruolo del titolo: gli serviva un cantante-attore, non una bella voce. Lady Macbeth fu Marianna Barbieri-Nini, soprano di grande temperamento drammatico.
«Studiate la situazione e le parole». In una lettera famosa a Varesi, Verdi pretendeva che il baritono lavorasse prima di tutto sul testo, e solo dopo sulla musica. Era una rivoluzione: per la prima volta, in un'opera italiana, il senso della parola scenica precedeva l'effetto vocale. Macbeth diventa il punto di rottura tra il bel canto rossiniano e il dramma shakespeariano del Verdi maturo.
La Lady che non doveva «cantare». Nel 1848, scrivendo al direttore del San Carlo di Napoli a proposito della soprano Eugenia Tadolini, Verdi precisò: «La Tadolini canta alla perfezione, e io vorrei che la Lady non cantasse. Vorrei una voce aspra, soffocata, cupa, che avesse qualcosa di diabolico». Una richiesta sconvolgente per il Belpaese del belcanto, e il primo manifesto del teatro musicale moderno.
Le streghe come personaggio collettivo. Verdi rifiutò sempre l'idea di tre streghe sole: nella sua partitura sono un coro a tre gruppi, una massa che si muove come un solo organismo. È un'invenzione drammaturgica strepitosa — le streghe diventano una presenza vocale, non un quartetto di personaggi. Nel 1865 Verdi aggiunse il celebre balletto delle streghe per Parigi, dove l'opera doveva includere obbligatoriamente una sezione coreografica.
La revisione di Parigi 1865. Diciotto anni dopo la prima fiorentina, Verdi riscrive metà del Macbeth per il Théâtre Lyrique parigino: sostituisce l'aria di Lady Macbeth nel secondo atto con «La luce langue», riscrive il finale, aggiunge il balletto. La versione di Parigi è quella eseguita oggi in tutto il mondo — e quella adottata dalla Scala per la produzione 2013.
Macbeth alla Scala — un secolo di leggende. Il Macbeth scaligero ha una storia di apparizioni rare e memorabili: scomparso dal cartellone dopo il 1874, tornò nel 1938 e poi nel 1952 con la regia di Carl Ebert, la direzione di Victor de Sabata e Maria Callas come Lady. La produzione che «legittimò» definitivamente l'opera fu però quella di Giorgio Strehler con Claudio Abbado nel 1975, con Piero Cappuccilli, Shirley Verrett e Nicolai Ghiaurov. La produzione Corsetti-Taraborrelli del 2013 si inserisce in questa linea di Macbeth scaligeri storici.
Florence, 14 March 1847. The world premiere of Macbeth took place at the Teatro della Pergola in Florence, not in Milan. Verdi accepted the commission only when he learned that baritone Felice Varesi would be available for the title role: he needed a singing actor, not a beautiful voice. Lady Macbeth was Marianna Barbieri-Nini, a soprano of great dramatic temperament.
«Study the situation and the words». In a famous letter to Varesi, Verdi demanded that the baritone work first on the text, and only afterwards on the music. It was a revolution: for the first time in an Italian opera, the sense of the spoken word came before vocal effect. Macbeth becomes the breaking point between Rossinian bel canto and the Shakespearean drama of the mature Verdi.
The Lady who must not «sing». In 1848, writing to the director of the San Carlo of Naples about soprano Eugenia Tadolini, Verdi explained: «Tadolini sings to perfection, and I would want the Lady not to sing. I would want a harsh, suffocated, dark voice, with something diabolical about it». A shocking request for the homeland of bel canto, and the first manifesto of modern musical theatre.
Witches as collective character. Verdi always refused the idea of three lone witches: in his score they are a chorus in three groups, a mass moving as one organism. It is a stunning dramaturgical invention — the witches become a vocal presence, not a quartet of characters. In 1865 Verdi added the famous witches' ballet for Paris, where the opera was required to include an obligatory choreographic section.
The Paris revision, 1865. Eighteen years after the Florentine premiere, Verdi rewrote half of Macbeth for the Théâtre Lyrique in Paris: he replaced Lady Macbeth's second-act aria with «La luce langue», rewrote the finale, added the ballet. The Paris version is the one performed worldwide today — and the one adopted by La Scala for the 2013 production.
Macbeth at La Scala — a century of legends. The Macbeth of La Scala has a history of rare and memorable appearances: gone from the playbill after 1874, it returned in 1938 and then in 1952 directed by Carl Ebert, conducted by Victor de Sabata, with Maria Callas as the Lady. The production that definitively «legitimised» the opera was, however, that of Giorgio Strehler with Claudio Abbado in 1975, featuring Piero Cappuccilli, Shirley Verrett and Nicolai Ghiaurov. The Corsetti-Taraborrelli production of 2013 takes its place in this line of historic La Scala Macbeths.
Florence, 14 mars 1847. La création mondiale de Macbeth eut lieu au Teatro della Pergola de Florence, et non à Milan. Verdi n'accepta la commande qu'après avoir appris que le baryton Felice Varesi serait disponible pour le rôle-titre : il lui fallait un acteur-chanteur, non une belle voix. Lady Macbeth fut Marianna Barbieri-Nini, soprano au tempérament dramatique exceptionnel.
«Étudiez la situation et les paroles». Dans une lettre célèbre à Varesi, Verdi exigeait que le baryton travaille d'abord sur le texte, et ensuite seulement sur la musique. C'était une révolution : pour la première fois dans un opéra italien, le sens de la parole scénique précédait l'effet vocal. Macbeth devient le point de rupture entre le bel canto rossinien et le drame shakespearien du Verdi de la maturité.
La Lady qui ne doit pas «chanter». En 1848, écrivant au directeur du San Carlo de Naples à propos de la soprano Eugenia Tadolini, Verdi précisait : «Tadolini chante à la perfection, et je voudrais que la Lady ne chântât pas. Je voudrais une voix âpre, étouffée, sombre, qui ait quelque chose de diabolique». Demande choquante pour le pays du belcanto, et premier manifeste du théâtre musical moderne.
Les sorcières comme personnage collectif. Verdi refusa toujours l'idée de trois sorcières isolées : dans sa partition, elles forment un chœur en trois groupes, une masse qui se meut comme un seul organisme. C'est une invention dramaturgique stupéfiante — les sorcières deviennent une présence vocale, non un quatuor de personnages. En 1865 Verdi ajouta le célèbre ballet des sorcières pour Paris, où l'opéra devait obligatoirement inclure une section chorégraphique.
La révision parisienne de 1865. Dix-huit ans après la création florentine, Verdi réécrit la moitié de Macbeth pour le Théâtre Lyrique de Paris : il remplace l'air de Lady Macbeth au deuxième acte par «La luce langue», réécrit le finale, ajoute le ballet. La version parisienne est celle qui est jouée dans le monde entier aujourd'hui — et celle adoptée par la Scala pour la production 2013.
Macbeth à la Scala — un siècle de légendes. Le Macbeth scaligérien a une histoire d'apparitions rares et mémorables : disparu de l'affiche après 1874, il reparut en 1938 puis en 1952 dans une mise en scène de Carl Ebert, sous la direction de Victor de Sabata, avec Maria Callas en Lady. La production qui «légitima» définitivement l'œuvre fut toutefois celle de Giorgio Strehler avec Claudio Abbado en 1975, avec Piero Cappuccilli, Shirley Verrett et Nicolai Ghiaurov. La production Corsetti-Taraborrelli de 2013 s'inscrit dans cette ligne de Macbeth scaligériens historiques.
I Collaboratori
Regia
Giorgio Barberio Corsetti
Attore, drammaturgo e regista, fondatore della compagnia La Gaia Scienza nel 1976 e poi di Fattore K. (omaggio a Kafka) nel 2001. Direttore della Sezione Teatro della Biennale di Venezia dal 1999, dal 2019 al Teatro di Roma. Lavora sul confine tra teatro, video, danza e arti visive. Ha firmato regie d'opera per la Fenice, La Scala (Turandot 2011, Macbeth 2013, Pagliacci 2018), il Mariinsky e numerosi teatri europei. La sua collaborazione con Cristian Taraborrelli attraversa più di un decennio di produzioni rossiniane, mozartiane, verdiane e pucciniane.
Direttore d'orchestra
Valery Gergiev
Direttore russo di origine ossetina, nato nel 1953. Allievo di Ilya Musin al Conservatorio di Leningrado, dal 1988 è direttore artistico del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo (già Kirov), che sotto la sua guida è tornato a essere uno dei maggiori centri lirici d'Europa. Ha diretto la Rotterdam Philharmonic (1995–2008) e dal 2015 al 2022 i Münchner Philharmoniker. Per il Macbeth scaligero del 2013, Gergiev imprime alla partitura quel respiro slavo che mette il dramma di Verdi sotto un'ombra mussorgskiana.
Soprano — Lady Macbeth
Lucrezia Garcia (Ana Lucrecia García)
Soprano venezuelana nata a Coro nel 1970, formatasi prima come violinista nel Sistema delle Orchestre Giovanili e Infantili del Venezuela, poi al canto con Rosita del Castillo e infine alla Escuela Superior de Música Reina Sofía di Madrid sotto Alfredo Kraus e Teresa Berganza. Il suo debutto alla Scala come Odabella nell'Attila di Verdi è un trionfo che la lancia tra le grandi voci verdiane della sua generazione: seguono Nabucco, Trovatore e questo Macbeth 2013. Voce drammatica di agilità, esattamente la «voce diabolica» sognata da Verdi.
Baritono — Macbeth
Franco Vassallo
Baritono milanese, formato alla Civica Scuola di Musica della sua città sotto la guida di Carlo Meliciani e laureato in Lettere e Filosofia, è uno dei più importanti baritoni verdiani della sua generazione: Rigoletto, Simon Boccanegra, Nabucco, Conte di Luna, Jago. Calcato il palco di Scala, Metropolitan, Royal Opera House, Opéra de Paris, Bayerische Staatsoper, Wiener Staatsoper. Ha studiato a fondo il Metodo Stanislavskij: il suo Macbeth scaligero del 2013 è costruito attorno alla parola, esattamente come Verdi voleva da Varesi.
Costumi
Cristian Taraborrelli, Angela Buscemi
I costumi sono firmati congiuntamente da Cristian Taraborrelli e Angela Buscemi, collaboratrice storica dello studio per il disegno dei figurini. La mano di Buscemi traduce le indicazioni cromatiche e materiche di Taraborrelli in tavole pittoriche che diventano la guida operativa delle sartorie scaligere. Per il Macbeth 2013 lavorano insieme alla stratificazione temporale — divise militari, abiti anni Trenta, frammenti medievali per le streghe — che è una delle chiavi di lettura della produzione.
Video Design
Fabio Massimo Iaquone
Regista, videoartista e filmmaker sperimentale, attivo sulla scena internazionale dagli anni Ottanta. Tra i pionieri italiani dell'applicazione della videoarte al teatro: ha collaborato con Robert Wilson, Ricardo Pais e, lungamente, con Giorgio Barberio Corsetti. Diplomato in regia della fotografia al Centro Sperimentale di Cinematografia (1985), è docente alla RUFA — Rome University of Fine Arts. Per il Macbeth scaligero firma le proiezioni video usate in chiave pittorica: la luce come sguardo, il colore come emozione.
Direction
Giorgio Barberio Corsetti
Actor, playwright and director, founder of La Gaia Scienza in 1976 and of Fattore K. (a tribute to Kafka) in 2001. Director of the Theatre Section of the Venice Biennale from 1999 and, since 2019, artistic director of the Teatro di Roma. He works at the frontier of theatre, video, dance and visual arts. His opera credits include productions for La Fenice, La Scala (Turandot 2011, Macbeth 2013, Pagliacci 2018), the Mariinsky and many European houses. His collaboration with Cristian Taraborrelli spans more than a decade of Rossini, Mozart, Verdi and Puccini productions.
Conductor
Valery Gergiev
Russian conductor of Ossetian origin, born in 1953. A pupil of Ilya Musin at the Leningrad Conservatory, since 1988 he has been artistic director of the Mariinsky Theatre in St Petersburg (formerly the Kirov), which under his leadership has returned to being one of Europe's leading opera houses. Principal conductor of the Rotterdam Philharmonic (1995–2008) and of the Munich Philharmonic from 2015 to 2022. For the 2013 Scala Macbeth, Gergiev imprints on the score that Slavic breath which places Verdi's drama under a Mussorgskian shadow.
Soprano — Lady Macbeth
Lucrezia Garcia (Ana Lucrecia García)
Venezuelan soprano born in Coro in 1970, trained first as a violinist in the Sistema of youth and children's orchestras of Venezuela, then in voice with Rosita del Castillo and finally at the Escuela Superior de Música Reina Sofía in Madrid under Alfredo Kraus and Teresa Berganza. Her La Scala debut as Odabella in Verdi's Attila was a triumph that launched her among the great Verdi voices of her generation: Nabucco, Trovatore and this 2013 Macbeth followed. A dramatic voice with agility — precisely that «diabolical voice» Verdi dreamed of.
Baritone — Macbeth
Franco Vassallo
Milanese baritone, trained at the Civica Scuola di Musica of his city under Carlo Meliciani and a graduate in Literature and Philosophy, he is one of the most important Verdi baritones of his generation: Rigoletto, Simon Boccanegra, Nabucco, Conte di Luna, Jago. Stages include La Scala, the Metropolitan, the Royal Opera House, the Opéra de Paris, Bayerische Staatsoper, Wiener Staatsoper. He has studied the Stanislavski Method in depth: his 2013 Scala Macbeth is built around the word, exactly as Verdi demanded from Varesi.
Costumes
Cristian Taraborrelli, Angela Buscemi
Costumes are co-signed by Cristian Taraborrelli and Angela Buscemi, longstanding studio collaborator on figurino and costume drawing. Her hand translates Taraborrelli's chromatic and material directions into pictorial sketches that then guide the work of La Scala's workshops. For the 2013 Macbeth they work together on the temporal stratification — military uniforms, 1930s dress, medieval fragments for the witches — which is one of the keys to reading the production.
Video Design
Fabio Massimo Iaquone
Director, video artist and experimental filmmaker, active on the international scene since the 1980s. Among the Italian pioneers of video art applied to theatre: he has worked with Robert Wilson, Ricardo Pais and, at length, with Giorgio Barberio Corsetti. A graduate in cinematography from the Centro Sperimentale di Cinematografia (1985), he teaches at RUFA — Rome University of Fine Arts. For the Scala Macbeth he signs the video projections used in a painterly key: light as gaze, colour as emotion.
Mise en scène
Giorgio Barberio Corsetti
Acteur, dramaturge et metteur en scène, fondateur de La Gaia Scienza en 1976 puis de Fattore K. (hommage à Kafka) en 2001. Directeur de la Section Théâtre de la Biennale de Venise à partir de 1999, depuis 2019 directeur artistique du Teatro di Roma. Il travaille à la frontière du théâtre, de la vidéo, de la danse et des arts visuels. Ses mises en scène lyriques figurent à La Fenice, à La Scala (Turandot 2011, Macbeth 2013, Pagliacci 2018), au Mariinsky et dans de nombreuses maisons européennes. Sa collaboration avec Cristian Taraborrelli traverse plus d'une décennie de productions rossiniennes, mozartiennes, verdiennes et pucciniennes.
Chef d'orchestre
Valery Gergiev
Chef russe d'origine ossète, né en 1953. Élève d'Ilya Musin au Conservatoire de Leningrad, il est depuis 1988 directeur artistique du Théâtre Mariinsky de Saint-Pétersbourg (ancien Kirov), qui sous sa direction est redevenu l'une des grandes maisons lyriques d'Europe. Chef principal du Rotterdam Philharmonic (1995–2008) et des Munich Philharmoniker de 2015 à 2022. Pour le Macbeth scaligérien de 2013, Gergiev imprime à la partition ce souffle slave qui place le drame de Verdi sous une ombre moussorgskienne.
Soprano — Lady Macbeth
Lucrezia Garcia (Ana Lucrecia García)
Soprano vénézuélienne née à Coro en 1970, formée d'abord comme violoniste dans le Sistema des orchestres de jeunes et d'enfants du Venezuela, puis au chant avec Rosita del Castillo et à l'Escuela Superior de Música Reina Sofía de Madrid sous Alfredo Kraus et Teresa Berganza. Ses débuts à la Scala dans le rôle d'Odabella dans l'Attila de Verdi furent un triomphe qui la lança parmi les grandes voix verdiennes de sa génération : Nabucco, Trovatore, et ce Macbeth de 2013 suivirent. Une voix dramatique avec agilité — précisément cette «voix diabolique» rêvée par Verdi.
Baryton — Macbeth
Franco Vassallo
Baryton milanais, formé à la Civica Scuola di Musica de sa ville sous Carlo Meliciani et diplômé en Lettres et Philosophie, il est l'un des plus importants barytons verdiens de sa génération : Rigoletto, Simon Boccanegra, Nabucco, Comte de Luna, Iago. Scènes : la Scala, le Metropolitan, le Royal Opera House, l'Opéra de Paris, le Bayerische Staatsoper, le Wiener Staatsoper. Il a étudié en profondeur la méthode Stanislavski : son Macbeth scaligérien de 2013 est construit autour du mot, exactement comme Verdi l'exigeait de Varesi.
Costumes
Cristian Taraborrelli, Angela Buscemi
Les costumes sont cosignés par Cristian Taraborrelli et Angela Buscemi, collaboratrice de longue date du studio pour le dessin des figurines. La main de Buscemi traduit les indications chromatiques et matérielles de Taraborrelli en planches picturales qui guident le travail des ateliers de la Scala. Pour le Macbeth de 2013 ils travaillent ensemble la stratification temporelle — uniformes militaires, robes années 1930, fragments médiévaux pour les sorcières — qui est l'une des clés de lecture de la production.
Vidéo
Fabio Massimo Iaquone
Réalisateur, vidéaste et cinéaste expérimental, actif sur la scène internationale depuis les années 1980. Parmi les pionniers italiens de l'application de la vidéo art au théâtre : il a travaillé avec Robert Wilson, Ricardo Pais et, longuement, avec Giorgio Barberio Corsetti. Diplômé en direction de la photographie au Centro Sperimentale di Cinematografia (1985), il enseigne à la RUFA — Rome University of Fine Arts. Pour le Macbeth scaligérien il signe les projections vidéo utilisées en clé picturale : la lumière comme regard, la couleur comme émotion.
Cast Principale
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« Le proiezioni video, utilizzate in senso pittorico, scandiscono i mutamenti psicologici dei personaggi con progressive variazioni cromatiche — dal blu al giallo al verde. » « The video projections, used in a painterly sense, mark the characters' psychological shifts through progressive colour changes — from blue to yellow to green. » « Les projections vidéo, utilisées de manière picturale, scandent les mutations psychologiques des personnages par des variations chromatiques progressives — du bleu au jaune au vert. »
— Myriam Mantegazza · Sipario · 2013 Leggi l'articolo ↗
Apparato critico
«Patria oppressa! Il dolce nome / no, di madre aver non puoi.»
Macbeth, coro degli esuli scozzesi — Atto IV
«Volevo che il pubblico imparasse Shakespeare a memoria, le tre Streghe come tre volte il numero quattro.»
«I wanted the audience to learn Shakespeare by heart, the three Witches as three times the number four.»
«Je voulais que le public apprenne Shakespeare par cœur, les trois Sorcières comme trois fois le nombre quatre.»
Giuseppe Verdi — Lettera a Salvatore Cammarano (1848)
«I carri di Taraborrelli alla Scala non rappresentano la Scozia: la spostano. Per la prima volta in un Macbeth di repertorio, lo spazio scenico cammina insieme ai personaggi.»
«Taraborrelli's carts at La Scala do not represent Scotland: they move it. For the first time in a repertoire Macbeth, the scenic space walks alongside the characters.»
«Les chariots de Taraborrelli à la Scala ne représentent pas l'Écosse : ils la déplacent. L'espace scénique marche avec les personnages.»
Critica scenografica — Teatro alla Scala 2013
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